mercoledì 18 giugno 2014

Scarafaggio

Mi sono svegliato presto, alle prime luci dell’alba. Nudo, sono sceso in giardino con Wigo, fino alla darsena. Una leggera brezza mi fa rabbrividire. Mi appoggio al parapetto e guardo il lago. Uno svasso s’immerge e riemerge venti metri più lontano. La sua vita è quella: nutrirsi, riprodursi, morire. Perché la mia dovrebbe essere diversa? E’ tutto semplice, dovrei vivere “…naturalmente come il vento e il giorno” (Fernando Pessoa). Ho un’anima che mi rende diverso? Davvero gli svassi sono tutti uguali? L’anima mi dà il diritto di distruggere tutto prima di andarmene? E’ vero, la vita non è sempre uguale. E’ sempre diversa, unica. Ma c’è un limite e io credo che stia nel non distruggere il mondo. Non mi sono svegliato scarafaggio, mi sono svegliato uomo. Allora perché provo questo ribrezzo per ciò che sono, per ciò che siamo? La religione teorizza la mia somiglianza al Dio creatore. Allora perché io sono un distruttore? Crescete e moltiplicatevi. Senza un limite? Fino a diventare bestiali e infestanti, il peggior nemico per la vita? Oggi non indosserò il mio orrendo travestimento da scarafaggio, abito grigio e scarpe nere. Oggi me ne starò qui, nudo a riflettere su come dovrei vivere. Mentre sei miliardi di scarafaggi continueranno la loro spaventosa opera di distruzione, uno scarafaggio si porrà domande a cui in molti hanno provato a rispondere. Lo so, cinque sensi non mi bastano per capire. E l’anima non so cosa sia. Ma non giustificherò il mio comportamento con qualche idiota precetto religioso, non sarò presuntuoso al punto di credermi simile al Dio creatore. Mi sono svegliato presto, alle prime luci dell’alba. Mi sono svegliato uomo. E questa grande bellezza che muore a causa dell’uomo mi fa rimpiangere di non essermi svegliato scarafaggio.

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