lunedì 27 maggio 2019

Giunto a questo punto



Giunto a questo punto - davanti allo schermo del tuo computer, intendo – pronto a scrivere l’ennesimo romanzo che resterà inedito – ben sapendo che resterà inedito – consapevole che di te non importa niente a nessuno - anzi per qualcuno sei un fastidio - lucidamente disilluso, assolutamente consapevole dell’inutilità del tutto ma al tempo stesso convinto della nobile bellezza di combattere una battaglia inutile, ancora pulito nonostante la vita ti abbia costretto a sguazzare nel suo lurido fango, esausto e al contempo deciso a non darti per vinto (per quale motivo?), giunto a questo punto – davanti allo schermo del tuo computer, intendo – apparentemente scrivere o non scrivere non fa nessuna differenza, tanto - se sei a giunto a questo punto – è perché tutto ciò che hai detto, e tutto ciò che hai scritto, non è stato ascoltato né letto e la parola, la tua parola, risuona nel vuoto amplificandosi all’infinito quasi a darti la dimostrazione definitiva, scientifica, che tu sei un’illusione, uno scherzo di Dio (se esiste), un granello di polvere cosmica – o un istante di vita, se preferisci – del tutto privo di significato per l’universo e per quel Dio (se esiste) che ti ha dato la vita eppure – o forse proprio per questo – un granello di polvere dolente e disperato.
La domanda è sempre la stessa che ha afflitto tutti coloro che prima di te sono giunti a questo punto: “Se la mia storia non interessa a nessuno, perché io devo scriverla?” E, proprio a questo punto, capirai che il bisogno di esprimerti coincide con la necessità di dare un significato al tuo dolore e alla tua disperazione ma – se sei mediamente intelligente – rifiuterai tutte le balle sul significato del dolore, la sacralità della vita umana da cui discende la tua importanza individuale e tutta la litania di cretinate che forse potevano consolare i tuoi antenati ma oggi sono inutili pillole di zucchero colorato. Religione, psicoanalisi, meditazione, stordimenti naturali o artificiali li avrai presi in considerazione, escludendoli ad uno ad uno e arrivando finalmente al bivio dove sono passati tutti gli scrittori - almeno quelli veri – per poi giungere a questo punto.
Qui hai una sola scelta: scrivere o non scrivere. Scrivere ti farà stare anche peggio. Non scrivere ti farà rinunciare per sempre alla condivisione del tuo dolore e della tua disperazione. Sta a te decidere. Se scriverai e nessuno ti leggerà, sarà stata una fatica inutile. Se scriverai, qualcuno ti leggerà ma non sarà un successo, la tua delusione sarà bruciante. Se scriverai e sarà un successo, ma non grande come quello di Tizio, non riuscirai a fartene una ragione.
Soltanto se il successo sarà pari alle tue aspettative, forse sarai felice. Ma – se sei molto intelligente – capirai che la felicità e l’infelicità sono due facce della stessa medaglia, che è rimasta un mistero esattamente come all’inizio del tuo cammino. Un senso di vertigine potrebbe allora indurti a gesti estremi: del resto non saresti il primo né l’ultimo scrittore suicida.
Con questi pensieri in testa – giunto a questo punto – scrivi della vita lasciando da parte le domande e le risposte, concentrandoti unicamente sulla tua storia. E’ possibile che non interessi a nessuno, ma viverla nella tua fantasia ti aiuterà a distogliere il pensiero dal perché sei proprio lì, davanti allo schermo del tuo computer, intendo – pronto a scrivere l’ennesimo romanzo che (forse) resterà inedito.

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